Capitello dedicato a Beata Giuliana di Collalto e Santa Lucia

Tracce dell’antica presenza del capitello si trovano sia nella cartografia del Ducato di Venezia (1798 – 1805, carta di Anton von Zach), sia nelle mappe napoleoniche di inizio Secolo XIX.

Il restauro, completato nel 2022, grazie alla Principessa Trinidad di Collalto e all’opera di Festeggiamenti Collalto, Alpini Collalto, Pro Loco Susegana, ArcheoSusegana e Azienda Borgoluce, ha evidenziato un sedime di roccia calcarea sul quale poggia la base quadrangolare del capitello.

Dall’antistante via si salgono sette gradini in parte ricavati da materiale di recupero, probabilmente prelevato dai ruderi dalla vicina trecentesca chiesetta di San Daniele in Tombola. All’interno, protetto da un cancello in ferro battuto, è visibile l’affresco raffigurante la Beata Giuliana e Santa Lucia, realizzato nel 1929 dall’artista di Colfosco Riccardo Cenedese, allora quindicenne.

Il restauro del 2022

Il lavoro di riqualificazione del capitello è stato curato dalle associazioni ArcheoSusegana, Festeggiamenti Collalto, Pro Loco Susegana e Alpini Collalto. È stato preso in carico, inizialmente, da ArcheoSusegana che ha provveduto alla sabbiatura e alla tinteggiatura della cancellata. Poi l’idea di risanare le infiltrazioni d’acqua che danneggiavano l’affresco interno e di riqualificare anche l’area circostante ha portato al coinvolgimento anche di altre associazioni impegnate nella valorizzazione del territorio.

Il lavoro ha visto la sistemazione del selciato, della gradinata, con il taglio di due alberi le cui radici danneggiavano il manufatto, con il taglio del sottobosco che ha messo in evidenza i cipressi presenti e con la bonifica della muratura esterna.
È stata anche incaricata una restauratrice per il recupero delle pitture e delle decorazioni presenti all’interno del capitello.

A Venezia le spoglie di Santa Lucia e Beata Giuliana

Il culto di Santa Lucia ha radici antichissime in terra veneta dove conta numerose chiese e altari a lei dedicati. La stessa chiesa Medievale di Colfosco era intitolara a Santa Lucia (cit. P. Passolunghi). I fedeli la invocano soprattutto come protettrice della vista.

Santa Lucia nasce a Siracusa da una ricca famiglia patrizia, presumibilmente nell’anno 280. Subisce il martirio a seguito delle persecuzioni contro i Cristiani decretate da Diocleziano. La sua morte avviene il 13 dicembre del 304.

Le spoglie di Santa Lucia sono conservate a Venezia nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia.

Il culto della Beata Giuliana di Collalto

Giuliana nasce a Collalto nel 1187 (cit. F. Corner). Ancora fanciulla manifesta un fervente ardore religioso che la porta a vestire, a soli 12 anni, l’abito benedettino nel monastero di Santa Margherita, sui colli Euganei. Lì conosce la Beata Beatrice D’Este della quale diviene seguace e con la quale fonda una nuova comunità religiosa. Mentre Giuliana prega e piange sconsolata per la morte della sua guida spirituale le appare San Biagio che la esorta a recarsi a Venezia, presso l’isola di Spinalonga (ora Giudecca), per fondare un monastero che dedicherà ai santi Biagio e Cataldo e del quale sarà badessa.

Prima della morte, avvenuta il primo giorno di settembre del 1262, Giuliana compie diversi miracoli che la rendono benvoluta in tutta Venezia, dove è molto considerata per la particolare dedizione verso i poveri.

Nell’ultimo periodo della sua vita, Giuliana patisce forti mal di testa e per questo è ancor oggi invocata dai sofferenti di emicrania.

Sepolta nel cimitero del monastero, il suo corpo. esumato nel 1290, viene ritrovato integro, così come la cassa in legno che lo contiene. Il corpo viene prima collocato in un sarcofago ligneo e, successivamente, nel 1733, posto in un altare in marmo della chiesa dei santi Biagio e Cataldo.

La beatificazione avviene nel 1743 a opera di Papa Benedetto XIV che estende ai feudi della famiglia Collalto il culto della Beata Giuliana, fino a quel momento limitato alla sola città di Venezia.

Portato, nel 1810, nella chiesa del Redentore, il corpo della Beata Giuliana viene spostato, nel 1822, nella chiesa di Santa Eufemia dove tutt’ora è esposto all’interno della cappella dedicata a Sant’Anna.

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